Lettera apertaGentile amica, caro amico, Un crescente senso d’insicurezza sembra pervadere la nostra società. Mossi da questa osservazione, noi fondatori di Senso civico, provenienti da esperienze diverse, ma accomunati dal desiderio di contribuire al bene collettivo, abbiamo redatto un manifesto, sul tema La sicurezza è un bene di tutti. La responsabilità è il dovere di ognuno, col quale intendiamo esporre il nostro pensiero. Ti preghiamo di leggere questo documento. Se ne condividerai il contenuto, sottoscrivilo. La tua adesione contribuirà ad avviare un processo di riflessione sui principi etici che governano la nostra società. Settantatré persone lo hanno già firmato. Trovi i loro nomi qui. Unisciti a questo gruppo di cittadini, in apparenza eterogeneo, ma in realtà saldamente unito nella consapevolezza del valore inestimabile del senso civico. Con l’auspicio che il nostro impegno congiunto favorisca lo sviluppo di una società migliore, ti salutiamo cordialmente. Paolo Bernasconi Danilo Mazzarello Antonio Perugini Sergio Savoia
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EditorialePacta sunt servanda? Sì, anche per i figli.. Come tutti i genitori di ragazzi in età adolescenziale mi confronto spesso con la questione del ‘ritorno’. I ragazzi vogliono uscire la sera (e oggi escono sempre più tardi) e gli si deve dare un orario di rientro. Anzi, loro hanno bisogno che glielo si dia. A casa mia, insieme a mia moglie, abbiamo già fatto le nostre esperienze con la nostra figlia primogenita, Michelle. Michelle ha avuto un periodo in cui sembrava che negoziare in maniera estenuante sugli orari di rientro fosse diventato una specie di sport estremo. Lo ammetto: a me piace negoziare e mi piace farlo usando argomenti e un approccio dialettico. Entrambi i miei figli hanno ereditato almeno un po’ della mia passione per lo scontro dialettico e le discussioni intorno agli orari di rientro si prolungano con dovizia di argomentazioni. Sembrava, a volte, di essere impegnati in un dibattito politico. Io personalmente lo vedo anche come un buon esercizio. Ma nonostante il mio atteggiamento flessibile, ho sempre tenuto fede a tre regole di fondo. Diciamo che si trattava di precondizioni non negoziabili. Due riguardano proprio gli orari di rientro. Una riguarda gli argomenti da usare. Una volta ottenuto un consenso sull’orario di rientro, le negoziazioni sono finite. In particolare, non ci possono essere cambiamenti dopo che la fanciulla (o il fanciullo, Damiano, che si affaccia adesso all’adolescenza) e i genitori hanno raggiunto un accordo. Niente telefonate mezz’ora prima del coprifuoco per rinegoziare, insomma. L’uscita di casa implica, dunque, che il patto genitori-figli è siglato e immutabile. La seconda: ogni ritardo viene pagato in funzione di un rapporto 10:1. Ossia, un minuto di ritardo oggi nel rientrare a casa o nel farsi trovare sul punto di appuntamento, diventano dieci minuti di penalizzazione la prossima volta. E per quanto riguarda le argomentazioni, ve n’è una che io non accetto mai. Ed è una delle argomentazioni preferite dagli adolescenti in ogni luogo ed epoca. Dice più o meno così: “Ma papà, vuoi farmi rientrare alle 11:30 quanto TUTTI i miei amici rientrano a mezzanotte?”. Ecco, la mia risposta, non molto originale, è sempre stata: “Io non sono il papà di tutti i tuoi amici, sono il tuo”. E l’argomento è chiuso. Dove voglio andare a parare? Io discuto sempre con i miei figli, nell’ambito di regole riconosciute ‘dalle parti’, come si dice. E a volte cedo, do loro ragione, modifico le mie posizioni. Ma poi, una volta giunti alla fine della discussione, non accetto sconti sul loro senso di responsabilità. Pacta sunt servanda, anche se hai 14 anni. Sergio Savoia |

